Esce Poesie luterane

Esce la nuova raccolta di poesie di Tiziano Fratus

Ai passati volumi fra i quali Il molosso, Una stanza a Gerusalemme, Il vangelo della carne, La staticità dei pesci martello, Il respiro della terra, poi raccolti in Nuova Poesia Creaturale (Manifattura Torino Poesia, 2010), si aggiunge Poesie luterane, pubblicato dalle Edizioni Kolibris dirette da Chiara De Luca a Bologna.

……

Autoritratto di paesaggio con gelso

Ho incominciato a respirare
nel tronco cavo d’un gelso,
avevo varcato la soglia dell’età adulta

per tornare a scardinare il paesaggio
con occhi da bambino, e dentro il fuoco
vibrante di un rugoso monaco zen

……
...
Lavorare la terra
 
La gente di campagna lavora, si scassa le mani,
non tollera di lasciare a riposo la terra che gli occhi vedono.
Qualcuno ogni tanto se lo dice, Ma lasciamola stare

Un coro di teste ficcate nel circolo stretto d’ombra
che sigilla il respiro sotto i cappelli di paglia, un coro
parrocchiale di lingue che oscillano sotto la canicola ruggente

……

Il vecchio lupo di Lindsey

Trent’anni guardando alle radici delle ombre,
perlustrando l’anima del bosco in cerca del
lupo che la Joni Mitchell vedeva, e non vedeva

a Lindsey, al tramonto dell’epoca del sogno:
saltare e correre sulle colline di Hollywood,
gli occhi ancora cavi in una guerra mai placata

……

Un altro mondo

Ho tentato di mettere tutto in comunione, ciò che era
mio sarà vostro. Qui nelle mie mani come nelle vostre.
Non hanno capito e sono volati fuori dalla gabbia.

Quel paese oltre le onde dove il cielo è un dono,
e la natura non ti appartiene, il cuore una radice
di tassodio che fuoriesce dalle acque per respirare

……..

La donna che dava da mangiare alle gru

Sentiva il loro richiamo, ancora prima di scorgere la luce
del sole penetrare sotto le tende e riflettere e illuminare
le lancette della vecchia sveglia a carica. Usciva negli stivali

neri con il pansecco sbriciolato, nelle mani, si avvicinava,
non erano mai più di dieci, abbassava la testa e piegava
le ginocchia, per non sembrare più alta, più minacciosa.

Quelle rughe del volto che si asciugavano mentre il becco
di una o dell’altra spiluccava le briciole, gli occhi della
bambina che era stata. In quei minuti secolari rinasceva

con le lacrime della gioia. La macchina del tempo esiste:
almeno una volta all’anno pregava di poterle rivedere,
prima della lunga notte che attende ogni battito vivente

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